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	<title>alberto la rocca</title>
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	<description>&#34;la rivoluzione proletaria Russa divide il mondo intero in due campi: da una parte si trovano la classe operaia e le classi semiproletarie di tutti i paesi, dall&#039;altra parte stanno i capitalisti, i banchieri, gli speculatori di tutto il mondo&#34; Antonio Gramsci</description>
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		<title>La democrazia non è in pericolo</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 21:05:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Oggi il Manifesto è in liquidazione coatta. Liberazione ha già sospeso le pubblicazioni. Ma non c&#8217;è pericolo per la democrazia. Il governo è commissariato dall&#8217;Unione Europea. La Commissione Europea non è eletta da nessuno. Ma non c&#8217;è pericolo per la democrazia. &#8230; <a href="http://laroccalberto.wordpress.com/2012/02/08/la-democrazia-non-e-in-pericolo/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laroccalberto.wordpress.com&amp;blog=5430127&amp;post=116&amp;subd=laroccalberto&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi il Manifesto è in liquidazione coatta. Liberazione ha già sospeso le pubblicazioni. Ma non c&#8217;è pericolo per la democrazia.</p>
<p>Il governo è commissariato dall&#8217;Unione Europea. La Commissione Europea non è eletta da nessuno. Ma non c&#8217;è pericolo per la democrazia.</p>
<p>Il bipolarismo con il pensiero unico è una questione di stile. Non si sente una voce alternativa. Ma non c&#8217;è pericolo per la democrazia.</p>
<p>La stampa, la TV sono sotto il controllo di un ristretto gruppo di editori e banche. Ogni finanziamento alla stampa libera è abolito. Ma non c&#8217;è pericolo per la democrazia.</p>
<p>Il sindacato che non firma accordi che non condivide non può partecipare più alle contrattazioni, non può avere rappresentanti in azienda. Ma neanche questo è un pericolo per la democrazia.</p>
<p>Anche il finanziamento pubblico ai partiti va abolito perchè è immorale. Come è immorale disturbare il pensiero unico, il banchiere o l&#8217;industriale. Ma ancor la democrazia non è in pericolo.</p>
<p>Senza la legge sul finanziamento pubblico dei partiti non ci sarebbe stata mani pulite perchè non ci sarebbe stato il reato.</p>
<p>Dopo una vita di lavoro non hai diritto ad andare in pensione, perchè devi vivere per lavorare e devi campare per vivere. La qualità della democrazia non si misura nella sua libertà ma nella capacità dei suoi membri di consumare. Non siamo cittadini ma consumatori. Ma questo che c&#8217;entra con la democrazia?</p>
<p>Se fai una causa di lavoro ci vogliono 8 anni in media per arrivare a giudizio. Allora è meglio la flessibilità. E&#8217; questa la democrazia?</p>
<p>Gli organi di informazione, deformano, nascondono, ignorano le notizie, le forniscono parzialmente e di parte: è il diritto all&#8217;informazione e di espressione. Esprimiti pure tanto per me non esisti. Ma, niente paura per la democrazia.</p>
<p>Una banca può decidere che tua hai vissuto al di sopra delle tue possibilità e che, quindi, occorre tagliare, tagliare tutto. Tutto ciò è democratico.</p>
<p>Un agenzia di rating può giudicare che i bond Argentini sono oro e che lo stato sociale merita una B nel rating dello stato. E&#8217; la democrazia baby!</p>
<p>E hai anche la faccia tosta di voler lavorare vicino a Mamma. Ma a mamma hanno tagliato la pensione e io sono precario, così ci aiutiamo a vicenda. Sfigato e antidemocratico.</p>
<p>Ma mamma è professoressa all&#8217;università e papà fa il giornalista. Com&#8217;è democratico tutto questo, hai la possibilità di scegliere tra due lavori sicuri.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/laroccalberto.wordpress.com/116/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/laroccalberto.wordpress.com/116/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/laroccalberto.wordpress.com/116/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/laroccalberto.wordpress.com/116/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/laroccalberto.wordpress.com/116/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/laroccalberto.wordpress.com/116/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/laroccalberto.wordpress.com/116/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/laroccalberto.wordpress.com/116/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/laroccalberto.wordpress.com/116/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/laroccalberto.wordpress.com/116/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/laroccalberto.wordpress.com/116/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/laroccalberto.wordpress.com/116/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/laroccalberto.wordpress.com/116/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/laroccalberto.wordpress.com/116/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laroccalberto.wordpress.com&amp;blog=5430127&amp;post=116&amp;subd=laroccalberto&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>O si aumenta lo stipendio o si accorcia il mese</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 19:20:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Correva l’anno 1992, il 31 luglio, in piena estate, governo e parti sociali firmavano il protocollo per la “Politica dei redditi, lotta all’inflazione e costo del lavoro”, passato alla storia come l’accordo di luglio: “In una situazione economica e finanziaria &#8230; <a href="http://laroccalberto.wordpress.com/2012/02/07/o-si-aumenta-lo-stipendio-o-si-accorcia-il-mese/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laroccalberto.wordpress.com&amp;blog=5430127&amp;post=74&amp;subd=laroccalberto&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://laroccalberto.files.wordpress.com/2011/12/fine-mese.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-78" title="O si aumentano i salari o si accorcia il mese" src="http://laroccalberto.files.wordpress.com/2011/12/fine-mese.jpg?w=584" alt=""   /></a>Correva l’anno 1992, il 31 luglio, in piena estate, governo e parti sociali firmavano il protocollo per la “Politica dei redditi, lotta all’inflazione e costo del lavoro”, passato alla storia come <strong>l’accordo di luglio</strong>: “In una situazione economica e finanziaria che rischia di aggravarsi ulteriormente, accentuando elementi già forti di debolezza e di instabilità, il Governo ritiene essenziali una immediata azione di freno dell&#8217;inflazione e una significativa riduzione del disavanzo statale”. L&#8217;obiettivo dichiarato era quello di rispettare i famosi parametri di Maastricht e rilanciare lo sviluppo.</p>
<p>In nome del risanamento si avviava una politica dei redditi e di <strong>contenimento del costo del lavoro</strong> che prevedeva <strong>l’aggancio delle retribuzioni all’inflazione programmata</strong> <strong>attraverso la contrattazione,</strong> <strong>eliminando ogni forma di indicizzazione dei salari</strong>, leggi adeguamento automatico all’inflazione reale o scala mobile che dir si voglia, e con l’introduzione delle prime forme di flessibilità del mercato del lavoro per adeguarsi all’Europa e favorire l’occupazione giovanile (sic!). In cambio <strong>il governo si impegnava alla lotta all’evasione ed elusione fiscale e a non aumentare le tasse sui redditi da lavoro dipendente</strong>. Era l’inizio dell’era della concertazione tra le parti sociali e la fine del conflitto sociale.</p>
<p>Ma, invece, in questi 19 anni cosa è successo?</p>
<p><strong>È successo prima di tutto che inflazione e tasse si sono mangiate buona parte del reddito dei lavoratori dipendenti</strong> e che la contrattazione non è riuscita a difendere il potere di acquisto delle famiglie italiane.</p>
<p>Le retribuzioni nell&#8217;era della concertazione, dal 1992 ad oggi, sono diminuite di sei punti percentuali sul Pil, e sono calate dello 0,4%, rivalutate all’inflazione, rispetto a quello che erano nel 1992. Solo nel corso del 2007 il potere d&#8217;acquisto è diminuito dello 0,9%.  Nello stesso tempo la produttività è cresciuta di un tasso medio annuo superiore dell’1,1% all’aumento delle retribuzioni (del 16,7% dal 2003 al 2006). In questi anni, si è lavorato di più e guadagnato di meno  (fonte IRES-CGIL).</p>
<p>Le retribuzioni sono cresciute meno della produttività e l’obiettivo principale della contrattazione è di legare gli aumenti salariali all’aumento dell’orario di lavoro, della flessibilità e della produttività slegandola dalla difesa del potere d’acquisto. Anche perché gli aumenti salariali restano legati all&#8217;inflazione programmata piuttosto che a quella reale impedendo il recupero sul costo della vita e la perdita di potere d’acquisto. Infatti, le retribuzioni contrattuali sono cresciute a un tasso più basso dell&#8217;inflazione, soprattutto a causa dello scostamento tra inflazione programmata e reale.</p>
<p>In generale il potere d’acquisto delle famiglie dei lavoratori dipendenti è diminuito, mentre sono aumentati i profitti e i guadagni dei lavoratori autonomi e delle imprese.</p>
<p><a href="http://laroccalberto.files.wordpress.com/2011/12/perdita-pda-banca-italia2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-85" title="perdita pda banca italia" src="http://laroccalberto.files.wordpress.com/2011/12/perdita-pda-banca-italia2.jpg?w=584&#038;h=169" alt="" width="584" height="169" /></a><br />
<strong>Cosa è accaduto al potere d’acquisto dei lavoratori dipendenti?</strong></p>
<p>Sfogliando i dati di Federconsumatori dal 2002 al2007, in6 anni i prezzi e le tariffe hanno subito rincari per 7.635 € per ognuna delle 18 milioni di famiglie di lavoratori dipendenti.</p>
<p>Se Federconsumatori fosse ritenuta di parte, aggiungiamo un commento della Banca d’Italia che in una ricerca del 2008 (e attenzione non siamo ancora in periodo di crisi a quella data) afferma: “Tra il 2000 e il 2006 i redditi delle famiglie (con capofamiglia dipendente) sono rimasti in termini reali sostanzialmente stabili, con un incremento dello 0,3% (media tra due periodi, 2000-2004 e il 2004-2006. Vale a dire, nel periodo 2004-2006 i redditi di queste famiglie hanno mostrato un incremento pari al 4,3% e tale miglior andamento &#8220;compensa soltanto in parte la riduzione osservata fra il 2000 e il 2004, mentre le famiglie dei lavoratori autonomi, hanno avuto incrementi del 13,1%”.</p>
<p><a href="http://laroccalberto.files.wordpress.com/2011/12/adusbef.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-77" title="(fonte: Adusbef - Federconsumatori)" src="http://laroccalberto.files.wordpress.com/2011/12/adusbef.jpg?w=584&#038;h=208" alt="" width="584" height="208" /></a></p>
<p><strong>Questo mentre l’aumento di produttività si è tradotto in aumento di profitti per l’impresa</strong>. Dal 1993 al 2006 i profitti nelle grandi imprese sono cresciuti del 89.5%, del 15% nelle altre industrie, mentre i salari sono aumentati solo del 4,8% (ISTAT).</p>
<p>Il reddito prodotto dal lavoro dipendente, non solo non è andato ai lavoratori, ma non è stato neppure investito in ricerca e sviluppo. Infatti, nel solo 2005 i profitti dei 35 maggiori raggruppamenti sono cresciuti del 71,6% a quota 26 miliardi di euro.</p>
<p>Gli utili dei gruppi dell&#8217;energia, grazie all&#8217;impennata del prezzo del petrolio, sono aumentati del 49%, quelli dei servizi del 22% e quelli industriali del 72%. Per le banche gli utili sono cresciuti del 52%, per le assicurazioni del 21% (fonte Mediobanca).</p>
<p>Tenaris, produttore e fornitore di tubi per l&#8217;industria energetica, automobilistica e meccanica, ha messo a segno nel 2005 una crescita dell&#8217;utile del 152%. I due principali gruppi autostradali, controllati da Benetton e Gavio hanno avuto un rapporto utile corrente/fatturato pari al 51,7%, Snam (47,8%), Terna (42,1%), Mediaset (31,5%), Fininvest (126,9%) Erg (50,8%), Valentino (89,1%), Safilo (86,4%) e Bulgari (86,3%).</p>
<p><strong>Nei giorni immediatamente precedenti all’inizio della crisi, mentre crescevano i profitti restavano al palo ricerca e sviluppo</strong>. I dati sulle spese in ricerca e sviluppo in percentuale rispetto al fatturato dei maggiori 50 gruppi italiani, in questo periodo, mettono in evidenza dati risibili. Spiccano solo due raggruppamenti per investimenti cospicui, l&#8217;italo-francese Stm (18,3%) e Finmeccanica (15,9%), peraltro industria di Stato. Al terzo posto, molto dietro, Pirelli e Piaggio che però con il 3,8% sono più vicini al quarto classificato (Fiat con il 3,3%). In Italia, solo Stm e Finmeccanica, una impresa francese ed un&#8217;altra pubblica, nel 2005 hanno ulteriormente aumentato i loro investimenti in ricerca e sviluppo (dal 17,5 al 18,3% la prima e dal 15,6% al 15,9% la seconda) tutti gli altri invece hanno addirittura ridotto gli investimenti: Pirelli ha ridotto la spesa dal 4,3% del 2004 al 3,8% del 2005, per Piaggio è leggermente cresciuta dal 3,6% al 3,8%; Fiat è passata dal 3,9% al 3,3%, Valentino Fashion Group dal 2,5 al 2,7%, CNH Global dal 2,3% al 2,5% e Sogefi dal 2,3% al 2,2 per cento.</p>
<p>Questo solo per quanto riguarda i grandi gruppi industriali, senza parlare dei singoli imprenditori e liberi professionisti.</p>
<p>Come è stato rispettato l’accordo di Luglio per quanto riguarda i salari e la contrattazione e come sia stata ridistribuita la ricchezza, in modo equo, alla Monti, nell’era della concertazione lo abbiamo visto.</p>
<p>Ma, ricordate, il protocollo prevedeva una politica fiscale che si impegnava da una parte a non gravare sul lavoro dipendente e dall’altra alla lotta all’evasione.</p>
<p>Pausa.</p>
<p>Piangete o ridete a seconda del vostro stato d’animo. Asciugate le lacrime.</p>
<p>Ricominciamo.</p>
<p><strong>Fisco e profitti si mangiano il salario di operai e impiegati.</strong></p>
<p>In 15 anni i lavoratori dipendenti hanno lasciato al fisco 6.738 euro. Dal 1993 al 2008 le retribuzioni nette sono cresciute meno di quelle lorde. Salari netti: +43,3% per i single e +44,0% per il lavoratore con carichi familiari. Lordi: +47,5%. Ben 4,2 punti finiti in tasse (dati Istat).</p>
<p>I salari sono rimasti fermi mentre i prezzi aumentavano: l’inflazione è cresciuta del 41,6%, le retribuzioni contrattuali del 41,1%.</p>
<p><strong>Prima causa della crisi è la mancata redistribuzione sui redditi della ricchezza prodotta dal lavoro</strong>. I profitti netti delle grandi imprese sono cresciuti del 89,5% dal 1993 al 2006 contro un aumento dei salari di appena il 4,8% (dati Istat).</p>
<p><strong>L’aumento di produttività è finito in accumulazione di profitti.</strong> L’aumento di produttività (+16,7%) non è andato in salari ma in profitti delle imprese che si sono anche viste abbassare le tasse sui redditi da capitale (12,5%), incentivando investimenti speculativi a danno di quelli produttivi. Quindi, al palo i salari, ferma l’occupazione nonostante la flessibilità sempre più spinta, con la delocalizzazione attività produttive, i lavoratori d’occidente si sono sempre più indebitati.</p>
<p>La caduta del potere d’acquisto e della ricchezza dei lavoratori hanno determinato la riduzione della spesa delle famiglie che sempre più ricorrono alle carte di credito e all’indebitamento. In media una famiglia di lavoratori dipendenti accumula circa 15.900 euro annui di debiti. Il rapporto tra debito (mutui, credito al consumo, ecc.) e reddito delle famiglie ha raggiunto il 50% (17 punti in più dal 2001al 2008).</p>
<p>Ancora, secondo l’Ocse, a contribuire in maniera determinante all&#8217;aumento delle disuguaglianze è stato l&#8217;aumento dei redditi da lavoro autonomo.</p>
<p>Infatti, l’OCSE afferma che, tra i Paesi industrializzati, <strong>l&#8217;Italia è fra quelli con la maggiore disuguaglianza dei redditi e questo divario tra ricchi e poveri è andato aumentando negli ultimi decenni</strong>. Tra i 34 Paesi aderenti all’Ocse, siamo all&#8217;ottavo posto per il divario dei redditi tra le persone in età lavorativa ed il quinto classificato fra quelli per cui il distacco è aumentato più velocemente tra la metà degli anni 80 e la fine degli anni 2000. Nell’ultimo rapporto dell’organizzazione su crisi e divario sociale, viene rilevato che lo stipendio medio del 10% più ricco è oltre 10 volte superiore a quello del 10% più povero (49.300 euro contro 4.877), mentre la quota di reddito nazionale complessivo in mano all’&#8217;1% più ricco della popolazione è passata dal 7 al 10% in 20 anni.</p>
<p>Si è <strong>ridotta anche la mobilità sociale per matrimonio</strong>, le persone si sposano di più con altre affini per reddito e posizione sociale, con il rischio, secondo il “Corriere della Sera” di scoprire le «caste», secondo noi di scoprire che esistono ancora le «classi». Il matrimonio favorisce la «polarizzazione del reddito, contribuendo a un terzo dell&#8217;aumento della disuguaglianza di reddito da lavoro tra le famiglie».</p>
<p>La disuguaglianza, all’origine della crisi, investe soprattutto lavoratori dipendenti e pensionati. Nella crisi le disuguaglianze aumentano: 13,6 milioni di lavoratori guadagnano meno di 1.300 euro netti al mese. Circa 6,9 milioni ne guadagnano meno di 1.000, di cui oltre il 60% sono donne. Infine, oltre 7,5 milioni dei lavoratori in pensione guadagna meno di mille euro netti mensili.</p>
<p>Dal 2002 al 2008 l’inflazione è aumentata del 17,6%, i salari di operai e impiegati del 18,8%, la retribuzione di un dirigente privato del 25,5%. Ancora peggio: con il compenso dei primi 100 Top manager, quelli responsabili della crisi, si pagano i salari di 10.000 lavoratori.</p>
<p>Dal 2002 al 2008 le famiglie di operai perdono circa 1.599 euro e quelle degli impiegati 1.681 euro, mentre professionisti e imprenditori guadagnano 9.143 euro. Inoltre, le retribuzioni di fatto dal 2002 al 2008 hanno accumulato una perdita del potere d’acquisto pari a 2.467 euro di cui circa 1.182 euro di mancata restituzione del fiscal drag (dati Istat).</p>
<p>Ma non si tratta soltanto di un aumento della pressione fiscale sul lavoro dipendente. L’altro aspetto riguardava la lotta all’evasione. E quindi, mentre <strong>agli inizi degli anni ’80 l&#8217;evasione fiscale era valutata in circa 28 mila miliardi di lire, pari al 7-8% del PIL, oggi, quel rapporto è salito a circa il 16,3% e il 17,5%, qualcosa come 255 &#8211; 275 miliardi di euro</strong>. Riconvertendo 28 mila miliardi di lire del 1981 in valuta corrente nel 2011, abbiamo 54 miliardi di euro. <strong>In trent&#8217;anni l’evasione è moltiplicata per 5</strong>. E si parla di una cifra che si è accumulata anno per anno e mai recuperata e di molto, e molto superiore ad ogni manovra finanziaria mai fatta.</p>
<p>E nel frattempo per onorare gli impegni firmati, in tavoli ben più nobili del salotto di Bruno Vespa, i governi che si sono succeduti cosa hanno fatto?</p>
<p>Sempre secondo l’Istat, dal 1980 al 2010 grazie ai diversi condoni e sanatorie lo stato ha incassato 62,5 miliardi di euro, circa 2 miliardi l’anno (il 4% dell’evasione del 1980, lo 0,8% di quella del 2010, ovviamente spalmando sui trent’anni questa cifra). Il massimo incassato in un solo anno si è avuto nel 2003 con 17,6 miliardi di euro.</p>
<p>Il primo condono della serie storica è del governo Spadolini nel 1982, con un incasso di 3,3 miliardi di euro. Poi è stato il turno di Andreotti nel 1991, 9,4 miliardi in due anni. Nel 1995 il governo Dini, più originale, ha proposto una sanatoria per 6,9 miliardi di incasso. Berlusconi, abbonato ai condoni, ha prodotto il condono tombale nel 2003, poi il primo scudo fiscale (2004) per 2,1 miliardi e 5,7 miliardi per il secondo del 2009.</p>
<p>Questo per le imposte, ma non si condonano soltanto i capitali, la fantasia non ha limite. Di condoni edilizi si sono persi i numeri, ma hanno fornito un gettito tutto sommato limitato, per un totale di 4,6 miliardi. Da altre sanatorie sono arrivati i restanti soldi, In particolare la regolarizzazione dei ritardati e omessi versamenti delle imposte ha portato 264 milioni di euro dal 1997 al 2002 mentre dalle sanatorie degli anni pregressi delle imposte dirette, indirette e dall&#8217;accertamento con adesione sono arrivati complessivamente 27 miliardi in trent’anni per fare poi il totale di 62,5 miliardi.</p>
<p>In definitiva ben tre condoni tombali in 25 anni e tre diversi scudi fiscali che hanno permesso di regolarizzare con un tozzo di pane miliardi di euro esportati illegalmente. Insieme ad una serie di invenzioni fantasiose per dare la caccia agli evasori. Nel 1982 l’evasione fu dichiarata reato, ma poi Berlusconi ha sanato anche questa ingiustizia. Poi è stato introdotto il redditometro, l’ Indicatore di situazione economica equivalente Isee, gli studi di settore, fino alla tracciabilità delle transazioni finanziarie introdotta da Visco, che per questo si è pure giocato il posto di parlamentare nel PD, ma cancellata dal solito giullare.</p>
<p>Si tratta solo di freddi numeri che non possono commuovere nessuno sensibile ministro di un governo che non ha avuto molto tempo per varare una manovra diversa. Ma se per avere un sensibile risparmio dalle pensioni, sensibile per le casse dello stato, ci vogliono anni, allora il tempo c’era. Ma del resto, volete mettere quanto arricchisca l’Italia un motociclista dottore ad honorem o un cantante lirico in immagine e cultura? Molto più di quanto potrebbe dare al paese in tasse evase, o distratte.</p>
<p>Tra l’altro, ancora l’Ocse, rispetto alle politiche fiscali, osserva che «la quota crescente di reddito per la popolazione con le retribuzioni più elevate suggerisce che la sua capacità contributiva è aumentata. In tale contesto, le autorità potrebbero riesaminare il ruolo redistributivo della fiscalità, onde assicurare che i soggetti più abbienti contribuiscano in giusta misura al pagamento degli oneri».</p>
<p>Ma concludiamo, anche perché vi ho annoiato abbastanza, con il rapporto che il Procuratore Generale della Corte dei Conti, probabilmente una toga rossa, ha presentato all’inaugurazione dell&#8217;anno giudiziario 2011 affermando che nel 2010 la corruzione è aumentata del 30,22 per cento rispetto all’anno precedente e che, si calcola, che pesi per circa 60 miliardi di euro l’anno sulle casse dello stato. Pari a tutte e tre o quattro, ho perso il conto, le manovre economiche partorite quest’anno.</p>
<p>Quindi, anche con il pepe al culo (scusate ma c’è qualcosa che è più volgare delle parolacce) che millanta di avere Monti, un’altra manovra è possibile. E non solo, ci sono i margini, sia nel pubblico che nel privato, per rivedere al rialzo i salari e, chissà, che non ci guadagni l’intera economia.</p>
<p>Anche perché sorge spontanea una domanda, un&#8217;altra? Si un’altra. Ma tutti sti soldi dove sono andati a finire?</p>
<p>E non vi ho parlato del fatturato della mafia e del resto della criminalità organizzata.</p>
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			<media:title type="html">O si aumentano i salari o si accorcia il mese</media:title>
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		<title>E&#8217; il libero mercato baby!</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 19:13:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A quanto pare, alcuni sindaci che hanno chiesto l&#8217;intervento dell&#8217;esercito per spalare la neve, si sono visti presentare un regolare preventivo, per uso di manodopera e mezzi, più vitto e alloggio. Più fortunati gli amministratori dei comuni sede di una &#8230; <a href="http://laroccalberto.wordpress.com/2012/02/07/e-il-libero-mercato-baby/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laroccalberto.wordpress.com&amp;blog=5430127&amp;post=107&amp;subd=laroccalberto&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A quanto pare, alcuni sindaci che hanno chiesto l&#8217;intervento dell&#8217;esercito per spalare la neve, si sono visti presentare un regolare preventivo, per uso di manodopera e mezzi, più vitto e alloggio.</p>
<p>Più fortunati gli amministratori dei comuni sede di una caserma. Non hanno dovuto pagare vitto e alloggio.</p>
<p>Certo sono finiti i tempi in cui i nostri eroi intervenivano per alluvioni, terremoti, incendi, valanghe e compagnia bella. Oggi la loro missione e sui gloriosi campi di battaglia in Iran, Afganistan e Libano. Là dove la difesa dell&#8217;umanità oppressa lo chieda.</p>
<p>Una volta con il servizio di leva, ai primi fiocchi di neve, sarebbero usciti dalle caserme con pale e buldozer. Ora prima paghi e poi, quando la neve ha già raggiunto il primo piano, se ci riesco ti mando i soldati. Ma i poveri sindaci, a parte le proprie incapacità, o i complotti (ovviamente), alle prese con il patto di stabilità e con i tagli ai trasferimenti dallo Stato centrale, devono cacciare pure i soldi di tasca propria. Dei propri cittadini.</p>
<p>Tanto vale privatizzare l&#8217;esercito, tanto in tema di liberalizzazione. E non sarebbe la prima volta, di eserciti mercenari ne è piena la storia.</p>
<p>Ma è questo che poi alla fine prevedono le liberalizzazioni dei servizi pubblici. Lì dove non arriva il privato, forse un giorno arriverà il servizio pubblico. L&#8217;importante è che i profitti siano privati e i costi pubblici.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/laroccalberto.wordpress.com/107/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/laroccalberto.wordpress.com/107/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/laroccalberto.wordpress.com/107/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/laroccalberto.wordpress.com/107/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/laroccalberto.wordpress.com/107/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/laroccalberto.wordpress.com/107/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/laroccalberto.wordpress.com/107/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/laroccalberto.wordpress.com/107/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/laroccalberto.wordpress.com/107/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/laroccalberto.wordpress.com/107/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/laroccalberto.wordpress.com/107/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/laroccalberto.wordpress.com/107/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/laroccalberto.wordpress.com/107/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/laroccalberto.wordpress.com/107/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laroccalberto.wordpress.com&amp;blog=5430127&amp;post=107&amp;subd=laroccalberto&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Fatela finita</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 20:31:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Fatela finita di chiamarlo governo tecnico. Prima di tutto perchè nessun governo è tecnico ma è sempre politico. Poi perchè è ora di finirla di prendere per i fondelli i cittadini spacciando per super partes un governo che rappresenta, non &#8230; <a href="http://laroccalberto.wordpress.com/2012/01/21/fatela-finita/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laroccalberto.wordpress.com&amp;blog=5430127&amp;post=103&amp;subd=laroccalberto&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fatela finita di chiamarlo governo tecnico.</p>
<p>Prima di tutto perchè nessun governo è tecnico ma è sempre politico. Poi perchè è ora di finirla di prendere per i fondelli i cittadini spacciando per super partes un governo che rappresenta, non solo una precisa classe sociale, ma all&#8217;interno di essa precisi interessi economici.</p>
<p>E le due manovre sedicenti &#8220;salva&#8221; e &#8220;parti&#8221; Italia lo dimostrano.</p>
<p>Colpiscono il lavoro dipendente e i piccoli commercianti.</p>
<p>Abbiamo già parlato della manovra Monti 1. La monti due sulle liberalizzazioni dovrebbe rilanciare l&#8217;economia. E come?</p>
<p>Facilitare l&#8217;accesso alle professioni, ridurre la burocrazia, togliendo i lacciuli delle regole, ecc. ecc. ecc..</p>
<p>Ma gli unici provvedimenti che avrebbero portato effettivi benefici ai cittadini, pardon, ai consumatori, su benzinai (possibilità di acquistare benzina No Logo), obbligo di presentare preventivi e di dichiarare tempi certi per i liberi professionisti sono stati eliminati. Questo era fumo negli occhi ovviamente.</p>
<p>Per i commercianti ad esempio c&#8217;è stata la liberalizzazione degli orari. E chi favorisce? i piccoli commercianti o la grande distribuzione? Per voi sarebbe più facile raggiungere un centro commerciale per fare le spese di notte (se proprio necessario) o cercare in giro per la città un negozio aperto. E come possono fare i piccoli esercizi ad aprire H24 il proprio negozio se sono già strozzati dalla crisi. Si potrebbe dire che questa manovra è per il futuro.</p>
<p>Ma torniamo ai benzinai. I piccoli non possono riscattare l&#8217;esercizio che gestiscono o non possono acquistare carburanti sul mercato ad un prezzo più conveniente ma hanno l&#8217;obbligo di prenderlo solo dal gruppo proprietario del distributore. Una deroga sulle proprietà, indovinate per chi? I centri commerciali. Questo, secondo qualche faccia tosta, favorirebbe i consumatori perchè gli altri distributori vicini, per le leggi del mercato, abbasseranno i prezzi. Ma a chi volete prendere per il &#8230;, pardon in giro! Avete mai visto un centro commerciale al centro di Roma, Milano, Torino, Napoli. No, sono sul Raccordo Anulare, sulla Tangenziale ecc. E quindi quasi costa di più raggiungerli che quello che si risparmi facendo il pieno in questi distributori.</p>
<p>Le altre liberalizzazioni sono privatizzazioni. Sono state affogate nel decreto liberalizzazioni, perchè la radice libero è più presentabile del termine privato. Che qualcuno potrebbe confondere per il participio passato di privare e non con un aggettivo.</p>
<p>E le privatizzazioni riguardano i servizi pubblici locali. Quindi si priva il cittadino della proprietà di servizi fondamentali, dandola poi alle imprese. Compresa l&#8217;acqua. In barba al referendum.</p>
<p>Nelle intenzioni, spacciate dal governo, ciò dovrebbe favorire il risparmio dei cittadini. E si fa l&#8217;esempio dei vantaggi goduti dopo la privatizzazione di banche ed assicurazioni. Ovviamente i benefici goduti sono davanti a tutti.</p>
<p>E per finire, siamo tutti stati tranquillizzati dalle parole di Passera che ci assicurava che aveva eliminato ogni occasione di conflitto di interessi fra la carica di ministro e la sua proprietà di azioni di note banche. E per rassicurarci ancora di più, nel decreto ha fatto inserire una postilla in cui si concede la deroga alle ferrovie private dall&#8217;applicare il contratto nazionale. Ma lui non ha più azioni di Intesa San Paolo e quindi non è neanche socio di NTV, la nuova ferrovia di Montezemolo.</p>
<p>Ovviamente, fra la liberalizzazione delle professioni non c&#8217;è l&#8217;abolizione dell&#8217;ordine dei giornalisti. Chissà perchè?</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/laroccalberto.wordpress.com/103/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/laroccalberto.wordpress.com/103/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/laroccalberto.wordpress.com/103/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/laroccalberto.wordpress.com/103/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/laroccalberto.wordpress.com/103/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/laroccalberto.wordpress.com/103/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/laroccalberto.wordpress.com/103/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/laroccalberto.wordpress.com/103/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/laroccalberto.wordpress.com/103/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/laroccalberto.wordpress.com/103/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/laroccalberto.wordpress.com/103/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/laroccalberto.wordpress.com/103/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/laroccalberto.wordpress.com/103/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/laroccalberto.wordpress.com/103/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laroccalberto.wordpress.com&amp;blog=5430127&amp;post=103&amp;subd=laroccalberto&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Dogma</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 20:38:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Quando vuoi sminuire il pensiero di un altro spesso gli dice che è un dogmatico. Ancora puoi aggiungere che vive nel passato meglio specificando che le sue idee sono un retaggio, per dire eredità. In questo modo vuoi sottolineare che &#8230; <a href="http://laroccalberto.wordpress.com/2012/01/13/dogma/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laroccalberto.wordpress.com&amp;blog=5430127&amp;post=94&amp;subd=laroccalberto&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://laroccalberto.files.wordpress.com/2012/01/logo_campagna_mauro_forte2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-101" title="il mio voto" src="http://laroccalberto.files.wordpress.com/2012/01/logo_campagna_mauro_forte2.jpg?w=584" alt=""   /></a>Quando vuoi sminuire il pensiero di un altro spesso gli dice che è un dogmatico. Ancora puoi aggiungere che vive nel passato meglio specificando che le sue idee sono un retaggio, per dire eredità.</p>
<p>In questo modo vuoi sottolineare che lui è rigido nei suoi pensieri che, tra l&#8217;altro, sanno di muffa.</p>
<p>E&#8217; ovvio che coloro che difendono la dignità del lavoro, ieri il diritto alla pensione, oggi l&#8217;articolo 18, quindi, appartengano a questa categoria di vecchi baccalà. Nel senso di rigidi.</p>
<p>I sacerdoti del pensiero unico, che nulla hanno a che fare con la politica e con la crisi, possono perciò trovare i veri colpevoli della catastrofe economica in quelli che si sono sempre opposti alle politiche liberiste.</p>
<p>Il loro era un dogma. I professori che oggi sono al governo, invece nelle università dove hanno insegnato, nelle banche che hanno diretto, nelle authority che gestivano, hanno sempre avuto al centro l&#8217;interesse del paese. E quale è questo interesse supremo? La libertà, ovviamente. Intesa come libertà dal bisogno? No, certo. E&#8217; la libertà di mercato.</p>
<p>Il liberismo è assurto a religione unica, di Stato. Ma non è un dogma. La finanza ha fatto dei danni è vero, ma la colpa è di quelli che hanno voluto vivere al di sopra delle proprie possibilità.</p>
<p>In fondo sono stati loro a voler comprare i bond (buoni non agenti segreti) Argentini o della Parmalat. Non sono state le banche a proporli. Erano loro risparmiatori che si volevano arrogare il titolo di finanzieri e speculatori, ma poco più che pezzenti con qualche danè da parte. Sono stati i comuni e gli enti locali che, per pagare i servizi pubblici di questi insaziabili pezzenti, hanno acquistato derivati e accresciuto il debito pubblico ad inguaiare il paese. Non sono colpevoli le banche e tantomeno Banca Intesa che invece produce solo disinteressati filantropi.</p>
<p>Ma finalmente a spazzare via il dogma lo Stato siamo noi, i servizi pubblici sono beni dei cittadini, il dogma stesso cittadini, ci pensano dei liberi pensatori. Anzi dei pensatori liberisti.</p>
<p>Si sa il liberismo non è un dogma. Non è un pensioro politico e non produce politiche, ne economiche, ne tantomeno sociali. Che sarà? un modo di vivere.</p>
<p>Più mercato e meno stato, non è un dogma. E non è un retaggio del passato che ha già prodotto molti danni.</p>
<p>Ma per ridare dignità alla politica, questi tecnici che governano senza fare politica, hanno elaborato una nuova formula magica, mai usata prima. Come non era mai stata usata prima la formula dell&#8217;aumento delle tasse dirette sui lavoratori dipendenti e l&#8217;aumento delle tasse indidrette che colpiscono il lavoro dipendente che non può detrarre.</p>
<p>Liberalizzazione. Liberalizziamo i servizi pubblici, via l&#8217;energia, via i trasporti, via l&#8217;acqua.</p>
<p>Ma non c&#8217;era stato appena in primavera, non è passato un anno, un referendum che diceva che i cittadini vogliono l&#8217;acqua pubblica. E quell&#8217;espressione andrebbe estesa a tutti i servizi pubblici, che sono parte del benessere di una collettività e come tale sono pagati dalla fiscalità generale. E sono parte del salario dei lavoratori, che già li pagano con le detrazioni a monte dalla busta paga ed in cambio dovrebbero ricevere servizi.</p>
<p>Ma sull&#8217;energia non si combattono guerre, basti pensare al petrolio, e dall&#8217;accesso alle fonti energetiche dipende la sopravvivenza, non solo delle economia, ma ben più importante del genere umano.</p>
<p>E non viene il sospetto che le ultime scelte delle FS di ridiemensionare i servizi ferroviari serva a preparare la privatizzazione di alcune tratte?</p>
<p>Ovviamente questi sono solo cattivi pensieri di vecchi dogmatici.</p>
<p>Ma cattivo pensiero per cattivo pensiero. Dopo l&#8217;aumento dell&#8217;età pensionabile che tanto ha fatto piangere la nostra ministra esperta professoressa non politica. Viene un dubbio. Come farà un operaio a 65 anni a lavorare in cantiere o alla catena di montaggio, l&#8217;autista a portare l&#8217;autobus, il contadino a raccogliere nei campi, il chimico in mezzo ai vapori della fabbrica, il falegname fra seghe e pialle? semplice, quando è arrivato ad esaurimento e non può più lavorare possiamo mandarlo a casa a riposare. E&#8217; un modo più elegante per dire che è licenziato.</p>
<p>In fondo è per una giusta causa.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/laroccalberto.wordpress.com/94/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/laroccalberto.wordpress.com/94/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/laroccalberto.wordpress.com/94/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/laroccalberto.wordpress.com/94/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/laroccalberto.wordpress.com/94/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/laroccalberto.wordpress.com/94/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/laroccalberto.wordpress.com/94/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/laroccalberto.wordpress.com/94/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/laroccalberto.wordpress.com/94/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/laroccalberto.wordpress.com/94/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/laroccalberto.wordpress.com/94/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/laroccalberto.wordpress.com/94/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/laroccalberto.wordpress.com/94/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/laroccalberto.wordpress.com/94/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laroccalberto.wordpress.com&amp;blog=5430127&amp;post=94&amp;subd=laroccalberto&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>BOMSA</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 15:38:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Boicotta Omsa, Golden Lady, Filodoro, Sisi, Philippe Matignon, Hue NY Legs, Arwa, tutti marchi del gruppo Golden Lady http://it-it.facebook.com/bomsa.boicottaomsa Boicotta chi, per profitto, chiude una fabbrica produttiva e all&#8217;avanguardia per sfruttare lavoratori con bassi salari e senza diritti. Magari in &#8230; <a href="http://laroccalberto.wordpress.com/2012/01/04/bomsa/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laroccalberto.wordpress.com&amp;blog=5430127&amp;post=90&amp;subd=laroccalberto&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Boicotta Omsa, Golden Lady, Filodoro, Sisi, Philippe Matignon, Hue NY Legs, Arwa, tutti marchi del gruppo Golden Lady</p>
<p><a href="http://it-it.facebook.com/bomsa.boicottaomsa">http://it-it.facebook.com/bomsa.boicottaomsa</a></p>
<p>Boicotta chi, per profitto, chiude una fabbrica produttiva e all&#8217;avanguardia per sfruttare lavoratori con bassi salari e senza diritti. Magari in attesa di poter tornare in Italia quando si metterà mano al mercato del lavoro e ai salari. Presto forse.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/laroccalberto.wordpress.com/90/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/laroccalberto.wordpress.com/90/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/laroccalberto.wordpress.com/90/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/laroccalberto.wordpress.com/90/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/laroccalberto.wordpress.com/90/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/laroccalberto.wordpress.com/90/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/laroccalberto.wordpress.com/90/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/laroccalberto.wordpress.com/90/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/laroccalberto.wordpress.com/90/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/laroccalberto.wordpress.com/90/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/laroccalberto.wordpress.com/90/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/laroccalberto.wordpress.com/90/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/laroccalberto.wordpress.com/90/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/laroccalberto.wordpress.com/90/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laroccalberto.wordpress.com&amp;blog=5430127&amp;post=90&amp;subd=laroccalberto&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Fiat presenta i nuovi modelli: Pomigliano e Mirafiori</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Dec 2011 18:13:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Questa volta almeno hanno avuto il buon gusto di non preannunciare una firma a qualsiasi accordo che gli avrebbero messo davanti, ma hanno firmato e basta. Così Uil e, in particolare, Cisl hanno scritto un’altra bella pagina del sindacalismo italiano. &#8230; <a href="http://laroccalberto.wordpress.com/2011/12/18/fiat-presenta-i-nuovi-modelli-pomigliano-e-mirafiori/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laroccalberto.wordpress.com&amp;blog=5430127&amp;post=87&amp;subd=laroccalberto&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa volta almeno hanno avuto il buon gusto di non preannunciare una firma a qualsiasi accordo che gli avrebbero messo davanti, ma hanno firmato e basta. Così Uil e, in particolare, Cisl hanno scritto un’altra bella pagina del sindacalismo italiano. A partire dai contenuti economici del contratto che, con la scusa della crisi e del rilancio del settore auto, si sono accettati.<br />
120 ore di straordinario obbligatorio di cui non si capisce il senso in momento di crisi occupazionale e di crisi dell’auto in particolare, e senza conoscere uno straccio di piano industriale del gruppo. Aumento della produttività, attraverso l’aumento dell’orario di lavoro anche con la riduzione di 10 minuti della pausa e con la pausa mensa spostata a fine turno. L’introduzione del modello Brunetta, con il mancato pagamento di almeno 2 giorni di malattia se le assenze complessive superano il 3,5% nello stabilimento.<br />
Ma non è la parte economica del contratto la parte peggiore dell&#8217;accordo firmato. Ma la cosa più importante sta nella svendita dei diritti sindacali. Finchè si accetta un contratto economicamente svantaggioso ci può stare come sintomo della debolezza del sindacato in una trattativa. Sta nel gioco dei rapporti di forza non soltanto all’interno di una singola azienda ma anche della società.<br />
E&#8217; l&#8217;idea di rapporti sindacali che si istaurano in fabbrica, in cui solo se sei d&#8217;accordo con il padrone hai diritto alla rappresentanza, in cui solo se accetti il contratto puoi eleggere delegati, fare assemblee, in cui non si può scioperare contro il contratto firmato. Quindi l&#8217;abolizione della democrazia sindacale.<br />
Lo scandalo non è che i padroni lo abbiamo proposto, fanno il loro mestiere. Lo scandalo sta nel fatto che il sindacato abbia firmato, con eccezione di Fiom e sindacati di base.<br />
Basta che un sindacato consenziente firmi, poi un referendum con la pistola alla tempia tipo Pomigliano e Mirafiori e l&#8217;accordo passa. E sulla successiva contrattazione non c&#8217;è problema i sindacati che non hanno accettato prima sono esclusi. Ma sono esclusi nel frattempo da ogni diritto di rappresentanza.<br />
Bella prova di democrazia. E non stupisce che i &#8220;tecnici&#8221; ministri pensino già, forse meglio dire ancora, e sai che differenza dal governo precedente, all&#8217;abolizione dell&#8217;articolo 18.</p>
<p>Ma quando il sindacato accetta sanzioni ai lavoratori, fino al licenziamento se scioperano contro gli accordi che non condividono, quando accetta l’esclusione dalla rappresentanza e dai diritti di chi non firma i contratti, allora il sindacato cessa di essere sindacato dei lavoratori e diventa quello dei padroni.<br />
Frasi fatte. È dovere del sindacato firmare accordi a favore dei lavoratori. Ma è diritto, e qualche volta diventa anche un dovere, non firmarli se non si condividono e se si ritiene che vadano contro gli interessi di tutti i lavoratori non solo i propri iscritti. Ma se si cancella questa possibilità si spuntano prima di tutto le armi, ben poche oramai, che hanno i lavoratori per difendersi oggi e per sperare di progredire nel futuro.<br />
Che Mr Marchionne proponga qualcosa del genere ci si può aspettare, ma che il sindacato accetti no. Che Mr Marchionne non conosca o se ne infischi delle leggi e della Costituzione italiana è noto. Fra l’altro la diffusa illegalità del nostro paese gli ha fatto ben capire che può farlo tranquillamente.<br />
Ma dall’altro lato una parte del sindacato confederale compartecipa alla creazione di una nuova forma di sindacalismo, che non contratta ma che cogestisce l’azienda trasformandosi in controllore del padrone. Controllore delle scelte del padrone, creatore di consenso in queste scelte e che subordina l’occupazione all’adesione al pensiero del padrone. Il messaggio è chiaro se vuoi lavorare devi stare zitto ed obbedire, la fabbrica è trasformata in caserma e il sindacato in sergente dei marine.<br />
Tutto questo, senza un briciolo di piano industriale, senza un nuovo modello di auto, senza un nuovo modello di mobilità. Con la crisi energetica e economica forse si dovrebbe pensare a qualcosa diverso dall’auto e dall’auto a “idrocarburi” per muoversi. Invece Fiat non sa pensarci e anzi chiude gli stabilimenti che producono autobus.<br />
Viene il sospetto che la partita sia solo finanziaria, si giochi sui contratti per ottenere guadagni speculativi. Ma non è solo così. La partita Fiat è anche sociale, apre nuove strade a modelli di relazioni industriali in cui il lavoratore è ridotto di nuovo solamente a merce. Ed il sindacato a mercante.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/laroccalberto.wordpress.com/87/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/laroccalberto.wordpress.com/87/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/laroccalberto.wordpress.com/87/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/laroccalberto.wordpress.com/87/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/laroccalberto.wordpress.com/87/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/laroccalberto.wordpress.com/87/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/laroccalberto.wordpress.com/87/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/laroccalberto.wordpress.com/87/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/laroccalberto.wordpress.com/87/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/laroccalberto.wordpress.com/87/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/laroccalberto.wordpress.com/87/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/laroccalberto.wordpress.com/87/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/laroccalberto.wordpress.com/87/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/laroccalberto.wordpress.com/87/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laroccalberto.wordpress.com&amp;blog=5430127&amp;post=87&amp;subd=laroccalberto&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Al di sopra delle nostre possibilità.</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 16:13:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Si dice una gran banalità affermando che le pensioni non sono solo un fatto economico ma di civiltà. In particolare il diritto alla pensione di anzianità. Una banalità, nel senso di una cosa ovvia. Ma così non sembra essere visto &#8230; <a href="http://laroccalberto.wordpress.com/2011/12/12/al-di-sopra-delle-nostre-possibilita/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laroccalberto.wordpress.com&amp;blog=5430127&amp;post=64&amp;subd=laroccalberto&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si dice una gran banalità affermando che le pensioni non sono solo un fatto economico ma di civiltà. In particolare il diritto alla pensione di anzianità.</p>
<p>Una banalità, nel senso di una cosa ovvia. Ma così non sembra essere visto che negli ultimi anni si parla di pensioni soltanto in termini di utili e di risparmi economici, di quadratura dei conti, ragionieristica.</p>
<p>Del resto, per misurare la ricchezza di una nazione si considera il PIL, la sua capacità di produrre merci, non la sua capacità di produrre ricchezza intesa come crescita e sviluppo della nazione.</p>
<p>Certo per qualcuno le due cose potrebbero coincidere, PIL e ricchezza, ma forse andrebbe ripensata la ricchezza della nazione, in termini di felicità dei cittadini, di diritti inalienabili del cittadino.</p>
<p>Ma negli ultimi tempi, i diritti di cittadinanza si misurano in termini di capacità di consumare, più consumi più diritti hai, cioè in termini di ricchezza.</p>
<p>Il PIL non si misura in termini di crescita culturale, di alfabetizzazione, rapportata ai tempi moderni non solo al saper leggere e scrivere ma ad avere i mezzi per comprendere la realtà, l’accesso alla cultura. Non si misura in termini di benessere. Anche perché anch’esso è dato in termini di ricchezza economica e non si qualità della vita, rapporto con l’ambiente, accesso all’assistenza sanitaria, accesso all’istruzione, accesso alla cultura e così via.</p>
<p>Ma torniamo alle pensioni. In particolare alle pensioni di anzianità, pensate per chi avesse avuto la ventura di iniziare un lavoro in giovanissima età. Una fortuna si direbbe oggi, ma non si pensa al fatto che chi ha avuto questa fortuna, non ha potuto, in gioventù “godersi” la vita, coltivare interessi, studi o altro per il fatto che ha cominciato presto a lavorare. Avrebbe quindi il diritto in età matura, e quando ancora la salute lo assiste, di coltivare i suoi interessi e di avere il diritto a vivere e non soltanto a lavorare per sopravvivere.</p>
<p>Altra considerazione banale, se risultasse insostenibile per i sostenitori del libero mercato il lusso di far valere un diritto, è che non tutti i lavori sono uguali. Un tempo si erano inventati una categoria di lavori cosiddetti usuranti che andavano salvaguardati in termini di età pensionabile. Ma pare che di questi ci si sia dimenticati completamente.</p>
<p>Non si può equiparare un impiegato con un operaio della catena di montaggio, l’autista di un autobus, un bracciante e via dicendo. Senza considerare che ci sono dei lavori per cui è già imposto per legge un limite d’età per l’esercizio della professione più basso di quello del pensionamento, come appunto per l’autista di pullman. Ma in questo caso probabilmente interverrà il libero licenziamento nel momento in cui il lavoratore sarà inabile all’impiego.</p>
<p>E per finire, non può essere equiparata l’età della pensione delle donne con quelle dell’uomo, sia perché nella nostra società il lavoro di cura è demandato quasi esclusivamente alla donna, che per il semplice fatto che nella maternità non può essere sostituita dall’uomo stesso. Quindi la donna, nella sua vita svolge sempre un doppio lavoro, molto più faticoso ed impegnativo di quello dell’uomo e quindi ha il diritto di andare in pensione prima. Ma si sa in una società maschilista come quella capitalista l’unico lavoro considerato è quello remunerato.</p>
<p>Ora sta diventando senso comune, anche nella sinistra parlamentare, un refrain somministrato in tutte le salse: “abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità”.</p>
<p>Pretendendo le pensioni di anzianità, pretendendo il figlio dottore, pretendendo l’assistenza sanitaria gratuita, pretendendo l’istruzione gratuita, pretendendo persino l’acqua pubblica.</p>
<p>Forse è vero cha abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità se cambiamo il punto di vista.  Di certo non abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità per salari, pensioni e diritti. Non abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità se guardiamo allo scopo della vita di ciascuno, alla ricerca della felicità, del senso della vita.</p>
<p>Ma se cambiamo sistema di riferimento, se guardiamo invece al consumo, allora si che abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità, esaurendo risorse, sfruttando uomini, creando disparità, disuguaglianza, accumulazione di ricchezza e povertà. Riducendo le risorse vitali del paese con consumi voluttuari ed inutili. Dando più valore alle merci che all&#8217;uso delle cose.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/laroccalberto.wordpress.com/64/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/laroccalberto.wordpress.com/64/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/laroccalberto.wordpress.com/64/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/laroccalberto.wordpress.com/64/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/laroccalberto.wordpress.com/64/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/laroccalberto.wordpress.com/64/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/laroccalberto.wordpress.com/64/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/laroccalberto.wordpress.com/64/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/laroccalberto.wordpress.com/64/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/laroccalberto.wordpress.com/64/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/laroccalberto.wordpress.com/64/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/laroccalberto.wordpress.com/64/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/laroccalberto.wordpress.com/64/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/laroccalberto.wordpress.com/64/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laroccalberto.wordpress.com&amp;blog=5430127&amp;post=64&amp;subd=laroccalberto&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il Grimaldello</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Dec 2011 21:33:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>myaerospace</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’ultimo bilancio disponibile dal sito dell’Inps, dei conti dell’istituto stesso risale al 2009, e presentato a dicembre 2010. Appare un quadro a tinte rosa con un attivo, ripeto attivo di 5,9 mld di euro. Già da questo dato risulta che &#8230; <a href="http://laroccalberto.wordpress.com/2011/12/06/il-grimaldello/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laroccalberto.wordpress.com&amp;blog=5430127&amp;post=31&amp;subd=laroccalberto&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’ultimo bilancio disponibile dal sito dell’Inps, dei conti dell’istituto stesso risale al 2009, e presentato a dicembre 2010. Appare un quadro a tinte rosa con un attivo, ripeto attivo di 5,9 mld di euro.</p>
<p>Già da questo dato risulta che con l’attuazione delle precedenti riforme pensionistiche e senza aver separato, come promesso da tutti i governo che si sono seguiti a partire dal 1992 ed in particolare dopo la riforma Dini, di separare la previdenza dall’assistenza portandola a carico della fiscalità generale.</p>
<p>Secondo il bilancio Inps, l’importo annuo erogato per prestazioni socio-assistenziali (famiglia, malattia, maternità) è pari a 9,9 mld di euro. Poi ci sono gli interventi di sostegno al reddito peri ad oltre 19 miliardi sul bilancio complessivo di 562 mld.</p>
<p>Già da questi dati quindi risulta che il bilancio dell’Inps non è come viene somministrato per endovena da tutti, a destra e persino a sinistra, in passivo.</p>
<p>Ma consideriamo un altro aspetto.</p>
<p>È difficile trovare sugli organi di informazione, ma anche su internet, dati, statistiche, proiezioni su quanto ammonta l’evasione contributiva, il lavoro nero e la flessibilità sui bilanci dell’Istituto.</p>
<p>L’Istat calcola al 17% del PIL l’evasione fiscale, l’Inps dichiara 1,4 mld di euro di contributi evasi recuperati nell’ultimo anno. Ma di dati sull’entità dell’evasione contributiva neanche a parlarne. Se si dovesse applicare una sorta di proprietà transitiva, cosa azzardata e non del tutto lecita, tra la ricchezza occultata al fisco e quella al sistema previdenziale, si dovrebbe calcolare almeno un 10-15%. Quindi a fronte di 145 mld di entrate contributive, si potrebbe calcolare l’evasione in 15-20 miliardi.</p>
<p>Se qualcuno ha dati più certi e calcolati con metodi più affidabili ben venga.</p>
<p>Ma già con questo e considerando la situazione più rosea, cioè di più bassa evasione, mancano alle casse dell’ente almeno 15 miliardi.</p>
<p>E allora dove sta il dramma delle pensioni italiane? Intendendo dei conti della previdenza italiana.</p>
<p>A questo aggiungiamo un altro dato. I lavoratori immigrati, quelli regolarizzati producono il 10% del PIL nazionale, versano contributi per 5 miliardi di euro, ma guadagnano mediamente il 27% in meno rispetto ad un lavoratore italiano (fonte IRES CGIL). Se avessero un salario adeguato a quello dei lavoratori italiani ci sarebbe un ulteriori miliardo (per l’esattezza circa 1,35mld) in più di entrate nelle casse degli enti previdenziali.</p>
<p>Allora, sembra che la crisi economica venga usata ancora una volta, come nel caso dei licenziamenti, come grimaldello per distruggere il diritto alla pensione e con esso il diritto alla vita. La pensione di anzianità consente a chi non ha avuto la possibilità di farlo in gioventù, ad esempio, a coltivare i propri interessi oltre al dover lavorare per vivere, cioè dare un senso alla vita. Stiamo andando troppo sul filosofico? Stiamo ancora chiedendo qualcosa al di sopra delle nostre possibilità?</p>
<p>Affrontiamo un altro problema, simile. Un dato più certo e rintracciabile sui media, è il dato sull’evasione fiscale, calcolata in circa 100 miliardi di mancate entrate nelle casse dello stato. Cifra del tutto risibile, ma che da la misura ed il senso di un’altra possibile manovra finanziaria.</p>
<p>Questo non vuol dire che non ci sia crisi, anzi. Ma vediamo altri dati.</p>
<p>Sempre dall’IRES Cgil:</p>
<p><strong> </strong><strong>“Salari, inflazione e produttività:</strong></p>
<p><strong>in 15 anni 6.738 euro lasciati al fisco</strong></p>
<p>- Nei passati 15 anni i lavoratori dipendenti hanno lasciato al fisco 6.738 euro cumulati di potere d’acquisto tra maggiore pressione fiscale e fiscal drag.</p>
<p>- Tra il 1993 e il 2008 su una crescita complessiva del 14,3% della produttività dell’intera economia in termini reali da redistribuire, solamente 3,8 punti sono andati al lavoro. In sostanza, solo il 27% della produttività reale è andata al lavoro.</p>
<p>- Il reddito disponibile familiare tra il 2002 e il 2008 registra una perdita di circa 1.599 euro nelle famiglie di operai e 1.681 euro nelle famiglie con “capofamiglia” impiegato, a fronte di un guadagno di 9.143 euro per professionisti e imprenditori.</p>
<p>- Le retribuzioni di fatto dal 2002 al 2008 hanno accumulato una perdita del potere d’acquisto pari a -2.467 euro, di cui circa 1.182 euro di mancata restituzione del fiscal drag.</p>
<p>- La dinamica dei compensi dei primi 100 manager italiani conta una crescita di 38 punti percentuali nel periodo 2002-2008, con livelli mediamente 100 volte oltre quelli medi dei lavoratori dipendenti: con il compenso dei 100 Top manager si possono pagare infatti i salari di 10.000 lavoratori.</p>
<p>- Secondo i dati elaborati dall’Ires-Cgil sulle dichiarazioni dei redditi presso i CAAF Cgil circa 13,6 milioni di lavoratori guadagnano meno di 1.300 euro netti al mese. Circa 6,9 milioni ne guadagnano meno di 1.000, di cui oltre il 60% sono donne. L’Italia è il sesto paese più diseguale tra i paesi Ocse nella distribuzione del reddito.</p>
<p>- Oltre 7,5 milioni di pensionati guadagnano meno di mille euro netti mensili.</p>
<p>- Secondo i dati della ricerca Ires-Cgil esistono poi cinque grandi differenze salariali che intercorrono tra il lavoratore “medio” (1.171 euro netti al mese) e il lavoratore del Mezzogiorno (-13,4%), le lavoratrici (-17,9%), il lavoratore nella piccola impresa (-26,2%), il lavoratore immigrato (-26,9%), il giovane lavoratore (-27,1%).</p>
<p>- Per le nuove generazioni e per i nuovi lavoratori (apprendisti a 737 euro mensili, collaboratori occasionali a 769 euro al mese, co.co.pro. a 899 euro mensili, etc.) c’è bisogno di un sistema con più diritti e tutele, che aiuti a riconoscere il merito oltre che il successo, assieme ad un sostegno per la loro autonomia.</p>
<p>- I dati sui confronti internazionali confermano l’insistenza di una questione salariale tutta italiana, in cui le retribuzioni nette italiane (a parità di potere d’acquisto) risultano inferiori di 12 punti rispetto a quelle spagnole, di 29 punti rispetto a quelle dei francesi, ben 43 punti rispetto a quelle tedesche, 56 punti rispetto ai salari dei lavoratori degli Stati Uniti, fino ad arrivare a meno della metà di quelle dei lavoratori inglesi.</p>
<p>- Nel periodo 1993-2007, rispetto alla crescita reale delle retribuzioni lorde dei lavoratori spagnoli del 10% (1.700 euro), dei lavoratori tedeschi (4.000 euro) e americani (3.400 euro) del 13%, dei francesi del 23% (4.000 euro) e degli inglesi del 29% (8.300 euro), le retribuzioni italiane sono cresciute solo del 4% (appena 750 euro).”</p>
<p>Questo per quanto riguarda i salari. Il che vuol dire che dal &#8217;92, quando è stata eliminata definitivamente ogni forma di automatismo per adeguare i salari all&#8217;inflazione, i salari reali sono diminuiti sostanziosamente mentre i profitti sono cresciuti vertiginosamente. Questi profitti però non sono andati in investimenti per ricerca e sviluppo delle aziende, in particolare in Italia a cui si riferiscono i dati. Ricerca e sviluppo, tra l&#8217;altro, disincentivati dalla politica fiscale che tassa gli investimenti produttivi e detassa le speculazioni finanziarie.</p>
<p>Per quanto riguarda la ripartizione del carico fiscale:</p>
<p>“….</p>
<p><strong>Fisco</strong></p>
<p><strong>le entrate le pagano soprattutto i lavoratori dipendenti e i pensionati (+8,1% rispetto al 2007, pari a 9 miliardi di euro), mentre riprende l’evasione che ha provocato una perdita di 5 miliardi di euro nel 2008.</strong></p>
<p>- Nel 2008 l’aumento tendenziale delle entrate complessive (+1,1%) è dovuto principalmente all’incremento dell’8,1% (9 miliardi) delle entrate da lavoro dipendente per effetto dei rinnovi contrattuali e soprattutto della mancata restituzione del fiscal drag (3,6 miliardi).</p>
<p>- Al contrario si registra una pesante riduzione del gettito IVA da scambi interni del –2,7%, nonostante la variazione nominale dei consumi del 3,4%. La perdita di entrate IVA risulta così di circa 5 miliardi di euro.</p>
<p>- Il calo del PIL (–4,3% nel 2009) attraverso l’analisi di fattori diretti e indiretti (incidenza entrate su PIL, elasticità dell’andamento delle entrate rispetto a quella dell’andamento del PIL), potrebbe causare anche una riduzione delle entrate cha oscilla tra gli 8 e i 10 miliardi.”</p>
<p>Una ripartizione della ricchezza dal basso verso l’alto, con accumulazione di somme enormi nella mani di una classe sociale a danno dell’altra che alla base della crisi per la necessità di creare la bolla speculativa per mantenere artificialmente in piedi il sistema produttivo, quando vengono meno le risorse naturali a farlo, i salari.</p>
<p>Quindi, il grimaldello della crisi viene usato per scardinare il sistema socio economico che si è determinato negli ultimi 50 anni e che corrispondeva ad un mondo con altri rapporti politici e con un economia, almeno quella occidentale, fondata su altre basi.</p>
<p>Così accanto all’abolizione delle pensioni di anzianità, all’aumento dell’età pensionabile, nelle ultime manovre rientra la libertà di licenziamento, la trasformazione delle relazioni industriali svuotando di forza il sindacato (senza commenti), la distruzione del pubblico, attraverso ad esempio le privatizzazioni. Ma non basta la crisi opera anche trasformazioni del modello democratico, in cui tutti gli organismi di rappresentanza, sarebbe esagerato definirli di partecipazione, sono svuotati di potere, in cui viene meno la mediazione della politica fra economia e società ed in cui i poteri economici scendono in prima linea direttamente nella gestione dello stato e del potere.</p>
<p>Probabilmente, quindi, la crisi è nel sistema economico non più in grado di assorbire quanto prodotto nel mondo occidentale per la contrazione di salari, delocalizzazione delle produzioni, finanizarizzazione dell&#8217;economia. Si è cercato di rispondere a queste trasformazioni con una politica del credito e della finanza che senza una contropartita industriale ha gonfiato un pallone di speculazioni che ora è scoppiato. La risposta che viene data sta nella ricerca di nuove fonti di profitto nei servizi una volta pubblici e nella contrazione del costo del lavoro. Questo, con il persistere delle polotiche speculative delle banche e della finanza, porta inevitabilmente alla contrazione dei consumi e all&#8217;aggravarsi della crisi produttiva e quindi a peggiori scenari economici. E, per concludere, avendo costruito una società in cui i diritti di cittadinanza si misurano sulla capacità di consumare, è inevitabile che l&#8217;impoverimento porta anche alla perdita di diritti. Forse sarebbe il caso di ripensare al cittadino in quanto essere umano e non come un consumatore.</p>
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		<title>Finalmente una manovra equa</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Dec 2011 14:48:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>myaerospace</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Finalmente una manovra equa.</p>
<p>Spartiti con equità sacrifici e vantaggi. I sacrifici al lavoro dipendente, vantaggi e privilegi per le imprese. Una grande novità del governo tecnico. Persino i sindacati se ne sono accorti. Nessuna azione per la ripresa per i redditi per il lavoro, nessun taglio. Anzi nessun taglio dove si potrebbe tagliare, oltre alle misure scontate sui cosiddetti costi della politica, non ci sono i tagli alle opere inutili, vedi ponte sullo stretto, alle spese militari, sarà che nel governo senza conflitti di interessi il ministro della difesa è un militare. E tagli ad esempio ai finanziamenti alla scuole private e confessionali, l’introduzione dell’ICI per gli enti ecclesiastici? I tagli riguardano sanità ed enti locali. Che verranno compensati dalla facoltà degli enti locali di aumentare le addizionali per autofinanziarsi. Ma i servizi che vengono tagliati non facevano parte del salario differito, non erano già pagate dalle trattenute in busta paga. Quindi, ci troveremo a pagare due volte i servizi, non per niente il Comune di Roma ha già annunciato l’aumento del biglietto del 50%. Non ci sono misure per la lotta all’evasione ne misure di riduzione dell’elusione. In cambio per le imprese la riduzione dell’Irap. Tagli alle pensioni e nessuna misura per lo sviluppo. Nessuna politica per i redditi. Certo che come tecnici hanno una grande fantasia. L’aumento delle entrate è dato, tra l’altro, dalla privatizzazione dei servizi e dei beni pubblici. Al di la della moralità di tali scelte, sorge spontanea una domanda. Chi potrà acquistare i beni in vendita? Una riposta di parte è: chi ha capitali da parte, prima di tutti la criminalità organizzata, chi ha evaso portando soldi all’estero e che con lo scudo fiscale può farli rientrare o li ha fatti rientrare in modo figurativo, chi a partire dal ’92 ha accumulato enormi profitti nelle imprese mentre i salari sono rimasti al palo, chi ha speculato sulla finanza e continua a farlo anche in questi mesi. E come ulteriore incentivo ai redditi ecco un altro bell&#8217;aumento dell&#8217;IVA, 1-2% a partire da luglio 2012. Tutti questi non pagano e non continuano a pagare neanche una finta patrimoniale. E si perchè, l&#8217;aumento delle tasse sulla proprietà degli elicotteri e sul bollo delle auto di lusso è un&#8217;ulteriore presa in giro, come le lacrime di coccodrillo della ministra Fornero. Così l&#8217;aumento dello 1,5% delle tasse sullo scudo per il rientro dei capitali all&#8217;estero, anche perchè incentivato dall&#8217;affare privatizzazioni. Ulteriore incentivo a chi ruba. ma del resto come dice una nota coppia di stilisti, ladri sono quelli che vogliono far pagare le tasse. Il governo ha mostrato tutta la sua apoliticità di governo tecnico, e la discontinuità con le scelte degli ultimi anni. Discontinuità mostrata anche nella pubblicità della manovra. Ignorata la Costituzione, con la presentazione in modo privato all’Unione Europea e non al Parlamento e, la gaffe della manifesta volontà di rinnovare il “contratto con gli italiani” e presentare la manovra prima a Bruno Vespa e poi al Parlamento, seppure quel fantoccio e fantasma di Parlamento a cui è stato ridotto in questi anni. Alcuni provvedimenti previsti (da quello che il sindaco Emiliano di Bari sta postando su twitter): Manovra: tassazione dei redditi immobiliari per circa 10 miliardi (Imu aumento rendite catastali più recupero ivi più tassa sui servizi (Tarsu) più accise per 5 mld euro Interventi su beni di lusso (barche aerei auto) che affiancano l&#8217;Imu andranno a comporre in futuro la tassa Patrimoniale, «non c&#8217;è traccia di tassa patrimoniale»; taglio lineare su deduzioni fiscali per famiglie per 22 miliardi o intervento su Iva previsto un ulteriore aumento dell&#8217;Iva del 2% per un importo di 16 miliardi, nel 2013. PENSIONI estensione del metodo contributivo pro rata per il calcolo della pensione per tutti Abolizione delle finestre di uscita per le pensioni fascia di flessibilità per l&#8217;uscita verso la pensione con assegni più bassi per chi esce prima. La pensione di anzianità a qualsiasi età si raggiungerà a 42 anni di contributi per gli uomini e 41 per le donne. La convergenza tra uomini e donne per l&#8217;età di vecchiaia a 66 anni (per gli uomini è prevista fin dal 2012) si raggiungerà nel 2018. le donne dipendenti del settore privato andranno in pensione di vecchiaia a partire da 63 anni già nel 2012. Sarà flessibile successivamente la scelta delle pensioni nel settore privato da un&#8217;età minima di 63 anni a 70 per le donne e da 66 a 70 per gli uomini, con incentivi per chi resta e disincentivi per chi va via prima. Congelato l&#8217;adeguamento delle pensioni all&#8217;inflazione per il 2012 eccetto per le pensioni al minimo: a rivalutazione piena rispetto all&#8217;inflazione nel 2012 sarà prevista solo per le pensioni fino a 486 euro. Ci sarà una rivalutazione parziale per quelle tra 486 euro e 936 euro al mese mentre per gli assegni superiori ci sarà il totale congelamento rispetto all&#8217;inflazione. SVILUPPO: interventi sull&#8217;Irap, che sarà defiscalizzata sulla parte attinente al costo del lavoro, e supporto alle banche per il sostegno al credito delle Pmi per favorire la patrimonializzazione delle imprese (con premi agli imprenditori che mettono capitale nelle imprese). Aumentare le risorse sul fondo Pmi e supporto delle banche per il sostegno al credito a Pmi. misure per il risparmio energetico e reintroduzione dell’Ice (Istituto Commercio Estero). TAGLI DA 5 MLD A ENTI LOCALI</p>
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